{"id":751,"date":"2013-01-31T18:00:03","date_gmt":"2013-01-31T17:00:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ortenzigraphics.it\/sito\/?p=751"},"modified":"2015-08-18T01:27:30","modified_gmt":"2015-08-17T23:27:30","slug":"addio-vecchio-mio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ortenzigraphics.it\/sito\/addio-vecchio-mio\/","title":{"rendered":"Addio, vecchio mio!"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Mettiamola cos\u00ec: quando suoni il basso, sembra che le note ti escano dal petto.<br \/>\nE forse entrano in testa anche proprio da l\u00ec invece che dalle orecchie. Quando lo spirito si fonde con la materia o la materia riesce a farsi spirito.<br \/>\nEscono dal cuore insomma, e da l\u00ec vi rientrano direttamente facendo vibrare tutto il corpo e l&#8217;anima, se il bassista \u00e8 bravo.<br \/>\nIo non sono uno bravo, anzi. Non sono neanche vicino a essere uno che suona uno strumento. Per\u00f2 mi diverto a suonare il basso.<!--more--><br \/>\nO &#8211; meglio &#8211; devo dire che mi divertivo, perch\u00e9, una trentina di anni fa, un figlio di pap\u00e0 sulla sua Lancia Thema ha tamponato, a un semaforo, la Cinquecento in cui mi trovavo.<br \/>\nIn quel momento \u00e8 sembrato nient&#8217;altro che un ovvio colpo di frusta e allora il figlio di pap\u00e0 e la sua macchinona si sono rapidamente allontanati (non prima di avermi raccontato che &#8220;la colpa \u00e8 stata tutta di questa stronza, che masticava una gomma americana e, volendola buttare fuori dalla macchina con il finestrino chiuso, l&#8217;ha fatta cadere sul tappetino e io mi sono distratto cercando di vedere dove fosse finita!&#8221;) senza che io neanche battessi ciglio, una volta concordato che doveva pagare solo i danni dell&#8217;auto. Poche lire, all&#8217;epoca. Soprattutto per uno come lui.Tuttavia, molti anni dopo, alcuni medici e io siamo arrivati alla conclusione che quell&#8217;incidente trascurato mi aveva lesionato un paio di vertebre cervicali, che hanno la funzione di proteggere i nervi, tra cui quelli che arrivano alle mani. E ora, lentamente, la sensibilit\u00e0 delle dita della mano sinistra se ne sta andando.<br \/>\nE grazie a quella diagnosi ho potuto capire perch\u00e9, studiando il basso o persino suonando in qualche concerto con il gruppo che avevo, mi stancavo cos\u00ec tanto!<br \/>\nMa la musica \u00e8 sempre stata una delle mie passioni principali e i miei due bassi sono rimasti in bella mostra nella mia stanza anche quando la band si \u00e8 sciolta. Ognuno per la sua strada: uno \u00e8 diventato musicista professionista, altri sono tornati alla loro professione diversa da quella musicale, un altro ha aperto un negozio di musica, un altro ancora ha inciso un disco con altri musicisti.<br \/>\nEppure tutte le volte che ci incontravamo, essendo rimasti comunque amici, ricordavamo la nostra band di dieci anni prima &#8211; quando ci divertivamo come pazzi &#8211; e ogni volta ci promettevamo l&#8217;un l&#8217;altro che &#8220;prima o poi ci saremmo riuniti per farci una bella suonata!&#8221;.<br \/>\nNonostante le promesse, non \u00e8 mai pi\u00f9 avvenuto. Non ho toccato corda di basso o di chitarra da allora, n\u00e9 tasto di pianoforte, n\u00e9 prodotto musica.<br \/>\nDieci anni passati a pensare che le cose sarebbero cambiate. Che almeno col mio amico chitarrista ci saremmo, prima o poi, messi d&#8217;accordo per suonare insieme una &#8220;sambetta&#8221;, qualcosa di non troppo complicato per me, visto che la mancanza di sensibilit\u00e0 delle dita della mano sinistra aumentava. Ma niente continuava a succedere.<br \/>\nIl basso nero mi guardava con la sua faccia da professore universitario in pensione &#8211; o l&#8217;espressione arcigna di un giudice di altri tempi &#8211; e con un&#8217;aria stupita che non si capacitava del perch\u00e9 l&#8217;avessi relegato in un angolo della stanza, e cos\u00ec faceva anche l&#8217;altro basso, quello bianco, un ragazzino con un atteggiamento quasi spavaldo, pi\u00f9 sorridente, quei sorrisi maliziosi e quasi mascalzoni che sorprende vedere insieme a un abito dimesso, quasi un saio candido. In silenzio.<\/p>\n<p>Mettiamola cos\u00ec: da quel periodo in cui stavo con quella donna che ho amato cos\u00ec tanto dieci anni fa, non mi \u00e8 pi\u00f9 capitato di avere emozioni cos\u00ec forti come quelle che lei aveva saputo regalarmi.<br \/>\nQuando il nostro rapporto \u00e8 finito, tutto ha cominciato ad assumere un sapore e una ragione diversi. Come probabilmente succede necessariamente in tutte le storie finite.<br \/>\nPersino il ricordo di lei, della sua persona e del suo modo di essere, aveva tratti differenti.<br \/>\nAnche se quando se n&#8217;\u00e8 andata ho pianto singhiozzando in un modo che non ricordo di aver sentito neanche da neonato. Un neonato sa comunque pi\u00f9 chiaramente di un adulto perch\u00e9 singhiozza. Un adulto, specialmente se maschio, cerca di nascondersi e rimuovere le cause del pianto. La differenza, se ci si pensa bene, \u00e8 tutta l\u00ec: l&#8217;adulto si vergogna.<br \/>\nIo, per fortuna, no. Neanche quando ho pianto davanti a lei, che mi coccolava come se mi amasse ancora. &#8220;Don&#8217;t cry, don&#8217;t cry!&#8221; mi diceva carezzandomi la testa. Non so se mi abbia ferito pi\u00f9 quello o l&#8217;abbandono che, nonostante le carezze e le coccole, \u00e8 avvenuto implacabilmente.<br \/>\nE io ci ragiono sulle cose. Mi \u00e8 necessario soprattutto per capire quello che \u00e8 avvenuto dentro di me e che cosa ha provocato un dolore cos\u00ec forte, per continuare a camminare verso una direzione. Che non sia una direzione qualsiasi. Che sia una soluzione giusta anche per me.<br \/>\nMa quando intraprendo una strada, \u00e8 sempre senza ritorno: nella migliore delle ipotesi le sofferenze che mi hanno fatto incamminare verso un posto pi\u00f9 decoroso per me sono sempre e comunque l\u00ec a mistificare tutto, a confondere quel panorama nuovo e diverso che ora guardo ma non riesco a vedere, soprattutto se guardo dietro di me (o dentro di me: fa lo stesso!).<br \/>\nE infatti quando, dopo alcuni anni, mi disse che stava riconsiderando la nostra storia e aveva pensato alla possibilit\u00e0 di tornare insieme, mi \u00e8 scappato da ridere.<br \/>\nEh, gi\u00e0! Le ho praticamente riso in faccia.<br \/>\nMa lei non dev&#8217;esserne accorta, perch\u00e9 era una chat online, dove puoi scrivere un &#8220;LOL&#8221; che pu\u00f2 essere riferito a tutto e pu\u00f2 significare tutto. Per quanto l&#8217;amassi ancora, per quanto morissi dietro a lei, la scintilla &#8211; quella cosa fenomenale che ci fa sentire speciali qualsiasi cosa e qualsiasi persona &#8211; si era in qualche modo spenta. E poi, come dicono gli americani: &#8220;Mi fai fesso una volta, \u00e8 colpa tua. Mi fai fesso due volte, \u00e8 colpa mia!&#8221;. Come d&#8217;altronde diceva anche lei, che \u00e8 americana! E quindi deve comunque aver capito il concetto o intuito qualcosa. Infatti non \u00e8 pi\u00f9 tornata sull&#8217;argomento.<br \/>\nIl ricordo della nostra storia insieme si era trasformato in una scomposta sequenza di fotogrammi che aveva perso completamente il suo senso e, bench\u00e9 prima e dopo di lei non avessi mai avuto una donna con la quale mi fossi divertito cos\u00ec tanto, non riuscivo a pensare a lei come a una persona con uno spessore, con la profondit\u00e0 di cui avevo bisogno e che da allora era diventata invece una delle mie priorit\u00e0.<br \/>\nEro certo che un eventuale e ulteriore tentativo per rimettere in piedi la nostra storia sarebbe fallito per le stesse ragioni per cui era gi\u00e0 finita.<br \/>\nMa il mondo \u00e8 cos\u00ec. I giovani si sentono forti, perch\u00e9 hanno delle certezze; i vecchi si sentono saggi perch\u00e9 hanno delle certezze.<br \/>\nAmmetto, mio malgrado, di essere un generoso: le cose che amo mi piace prestarle, condividerle il pi\u00f9 possibile. Dare in prestito libri che mi sono piaciuti, DVD, CD e dischi che ho amato, a persone che ritengo valide e talentuose, soldi (qualora ne avessi) a chi ne ha bisogno. Lasciamo stare quello che ho fatto per quella donna americana anche dopo che ci siamo lasciati e persino dopo aver saputo che aveva un altro uomo &#8211; e naturalmente molto prima di quella sua &#8220;riconsiderazione della nostra storia&#8221; -. L&#8217;ho fatto per amore e senza aspettarmi niente in cambio.<br \/>\nNon che mi piacesse l&#8217;idea di condividerla con lui. Amo condividere le cose, non altrettanto le persone!<br \/>\nE per quanto riguarda le cose si tratta pi\u00f9 spesso, mio malgrado, di un regalo, perch\u00e9 puntualmente dimentico a chi ho prestato &#8220;quel libro o quel CD o quell&#8217;harddisk o quel trapano Bosch&#8230;&#8221;; e di solito chi mi sarebbe &#8211; in teoria &#8211; debitore, &#8220;dimentica&#8221; a sua volta di riportare indietro ci\u00f2 che doveva essere un possesso momentaneo.<br \/>\nVecchiaia incipiente? non lo so. Ma ero cos\u00ec anche a quindici anni.<br \/>\nMettiamola cos\u00ec: forse le cose che presto sono cos\u00ec belle&#8230; che chi ne viene in possesso stenta a separarsene, fino a considerarle sue.<br \/>\nE fatalmente quelle persone scompaiono subito dopo dalla mia vita.<\/p>\n<p>Non bisogna lasciarsi confondere: un basso non \u00e8 una cosa materiale!<br \/>\nNon \u00e8 fatto di carne, ma se il manico \u00e8 ben fatto, sembra di toccare un osso coperto da uno strato leggero di pelle soffice e vellutata. Cos\u00ec come afferrare per un braccio una persona ci fa sentire in contatto con questa, ci fa sentire il padre che fa attraversare il proprio figlio, ci fa sentire l&#8217;amante che desidera con passione il contatto con la propria donna, afferrare gentilmente il manico di un basso lo fa esprimere e rende possibile l&#8217;espressione della nostra passione attraverso le sue corde.<br \/>\nOltre tutto possiamo appoggiare l&#8217;altro nostro braccio sul suo corpo legnoso, come sulla spalla ossuta di un amico quando, alle quattro di mattina, si fanno discorsi che mai faremmo durante il giorno.<br \/>\nIl basso vive con noi, aspetta pazientemente di essere preso con passione come una donna aspetta il suo marinaio che torna a casa dopo un lungo periodo di navigazione.<\/p>\n<p>In altre parole: per molte ragioni familiari ho dovuto rinunciare allo studio\/ufficio in casa e alla camera da letto, per traslocare il tutto in una sola stanza, perch\u00e9 ce ne serviva una in pi\u00f9.<br \/>\nC&#8217;era fretta allora. Tutti i mobili della camera da letto sono stati momentaneamente messi fuori in giardino. Mia sorella e io rimettevamo a nuovo la stanza unica che mi avrebbe accolto con tutti i miei oggetti, i miei libri, i miei computer, i miei strumenti, i miei mobili. E per chiss\u00e0 quale motivo, siamo stati presi dalla frenesia di vedere le cose a posto e abbiamo cominciato a lavorare in una concitazione fin troppo ansiosa.<br \/>\nIo sarei andato pi\u00f9 lentamente, ma gli impegni di mia sorella come insegnante erano un forte impedimento ai miei tempi che di solito sono invece geologici: settembre era ormai alle porte.<br \/>\nOgni trasloco per me \u00e8 sempre stato un affronto. Buttare cose che avrei conservato ma che, con gli spazi ridotti, non si possono pi\u00f9 tenere. Non tanto i ricordi, di cui niente o nessuno mi costringer\u00e0 mai a liberarmi, quanto oggetti ancora funzionanti che per mancanza di spazio bisogna trovare il modo di piazzarli da qualche parte, darli a qualche amico o buttarli.<br \/>\nEra qualche giorno che non vedevo il basso nero, ma non essendo tra le mie priorit\u00e0 impellenti, non ci avevo neanche fatto caso se non con la coda dell&#8217;occhio del mio cervello.<br \/>\nAvevo per\u00f2 la mia stanza, anzi le mie due-stanze-in-una da mettere a posto e questo mi prendeva tutta l&#8217;energia e tutta l&#8217;attenzione.<\/p>\n<p>In breve: un mio caro amico aveva bisogno, per un suo spettacolo teatrale, di musicisti dal vivo &#8211; proprio di un bassista! &#8211; e ha segnalato il mio nome agli altri due, un chitarrista e un batterista, che insieme agli attori facevano gi\u00e0 parte della compagnia. E&#8217; stato inutile dirgli che non avrei potuto, che non sarei stato in grado di suonare, dopo dieci anni di inattivit\u00e0, che le dita della mia mano sinistra erano compromesse. &#8220;E&#8217; musica facile,&#8221; mi dice &#8220;musica napoletana. Per te che hai sempre suonato Jazz non ci saranno problemi!&#8221;.<br \/>\nAllora ho cominciato a rifletterci su. Se doveva\u00a0esserci un cambio nella mia vita, a cominciare dalla camera da letto e dallo studio, perch\u00e9 non cavalcare l&#8217;onda di queste novit\u00e0 tutte insieme?<br \/>\n&#8220;Va bene&#8221;, ho promesso.<br \/>\nAppena \u00e8 andato via, ho iniziato subito a predispormi per studiare e rimettermi in forma. A guardarmi intorno e prima di tutto a trovare gli strumenti per cominciare. Naturalmente il basso bianco spiccava, almeno per il suo colore, tra il casino degli oggetti messi a caso qui e l\u00e0, in casa e nel giardino, e non ho pensato affatto a quello nero.<br \/>\nE poi, tutto sommato, il basso nero &#8211; un Ibanez Roadster comprato negli anni &#8217;80 -, un bellissimo strumento con un manico pi\u00f9 lungo degli altri, non l&#8217;avrei portato in giro tanto volentieri. Era pi\u00f9 un cimelio, un ricordo, un sentimento: il mio primo basso comprato, totalmente mio e che non mi fosse stato prestato.<br \/>\nL&#8217;altro, un Fender Jazz Squier bianco avorio, sarebbe stato pi\u00f9 &#8220;di presenza&#8221; e forse pi\u00f9 adatto a un pubblico teatrale.<br \/>\nComunque sia, studiavo su quest&#8217;ultimo e il pensiero del primo non mi ha neanche sfiorato il cervello se non quando mi \u00e8 venuto il dubbio che forse avrei potuto studiare meglio e rinforzare pi\u00f9 rapidamente le dita usando la tastiera pi\u00f9 larga e pi\u00f9 lunga, quindi pi\u00f9 impegnativa, dell&#8217;Ibanez.<br \/>\nMa le stanze erano scombinate, gli oggetti prima contenuti in due ambienti erano un po&#8217; dovunque: chiss\u00e0 dov&#8217;era?<br \/>\nAncora la fretta di veder conclusa una mia aspettativa, una mia sfida.<br \/>\nDapprima ho cercato senza neanche pormi il problema, anzi aspettando di vederlo comparire da un angolo, dall&#8217;interno di un armadio, da qualche posto coperto di roba accatastata.<br \/>\nNon lo cercavo davvero, tuttavia ogni tanto mi tornava alla mente.<br \/>\n&#8220;Bah! l&#8217;avr\u00f2 messo certamente al sicuro dentro la sua custodia, sopra a un armadio!&#8221;. La mia memoria era vuota di immagini, cos\u00ec come la custodia dove avrebbe dovuto essere.<\/p>\n<p>E&#8217; buffo come a volte la mente umana funziona: mi pareva adesso di ricordare di averlo prestato a qualcuno. Ma non ricordavo pi\u00f9 a chi!<br \/>\nAnzi, mi pareva di ricordare esattamente la frase che avevo detto a questo &#8220;qualcuno&#8221;, consegnandolo nelle sue mani: &#8220;A questo basso tengo pi\u00f9 della mia vita!&#8221;. Ma la faccia della persona a cui l&#8217;avevo prestato non riusciva a fare capolino nella mia mente.<br \/>\nUn tarlo cominci\u00f2 a rodere la mente.<br \/>\nMi pareva di ricordare perfettamente quella frase, quel momento.<br \/>\nEppure c&#8217;era qualcosa che non mi tornava. Infatti ho chiesto a tutti gli amici che incontravo e che potevano essere interessati ad avere un basso, ma tutti hanno risposto di non aver mai avuto l&#8217;esigenza di un tale prestito.<br \/>\nNon \u00e8 che abbia cos\u00ec tanti amici, allora &#8211; una volta esaurita la lista &#8211; ho cominciato persino a telefonare e a ricontatttare gli stessi amici, per avere la certezza.<br \/>\nNessuna.<br \/>\nAnzi una: che i miei amici non avevano il mio basso. Che non l&#8217;avevano neanche gli amici dei miei figli che ogni tanto erano venuti a trovarmi.<br \/>\nPanico.<br \/>\nE se l&#8217;avessi momentaneamente messo in giardino per consentire di liberare la stanza?<br \/>\nNo. Non c&#8217;era.<br \/>\nHo persino aperto la custodia del basso Fender che, essendo pi\u00f9 corta, non avrebbe mai potuto contenere un Ibanez oltretutto con un manico pi\u00f9 lungo del normale. Ma le pensi proprio tutte, anche quelle impossibili, quando sei preso da quel vortice di pensieri e sensazioni che lentamente fanno posto alla consapevolezza di aver perso qualcosa che ami.<br \/>\nBuffo, come funziona la mente umana.<br \/>\nNon c&#8217;\u00e8. Non c&#8217;\u00e8. Non c&#8217;\u00e8!<br \/>\nDov&#8217;\u00e8 finito?<br \/>\nE allora mi sono ricordato molto precisamente di quella notte passata, pochi giorni prima, tra pensieri e bestemmie, in cui ho udito distintamente, nel dormiveglia, un leggero tramestio che proveniva dal giardino. Un gatto? Forse. Ho anche sentito un suono metallico, come una corda tesa sfiorata da una mano. La corda di un basso? Il mio basso?<br \/>\nOddio, no! non pu\u00f2 essere!<br \/>\nMa allora era andata davvero cos\u00ec? E se l&#8217;avessi messo fuori per una notte, non sapendo dove metterlo e &#8220;momentaneamente&#8221;, nella concitazione di portare dentro e fuori i mobili, sulle cataste di roba, scrivanie smontate, armadi, oggetti vari? nella fretta di mettere a posto tutto?<br \/>\nNelle mie allucinazioni notturne, mi \u00e8 tornato alla mente e mi ricordavo perfettamente il mio gesto che adagiava il basso su una catasta di mobili.<br \/>\nEra l\u00ec, era l\u00ec! Il maledetto bastardo, il ladro!, passando di giorno, aveva adocchiato il mio basso nero che giaceva sui mobili mentre aspettava pigramente di essere messo a posto. Il criminale &#8211; uno zingaro? un drogato che avrebbe venduto la merce per poche lire pur di farsi una dose? un giovane musicista che non aveva soldi per guadagnarsi un basso? &#8211; era ripassato per accertarsi che il succulento bottino &#8211; senza alcuna protezione alle tre di notte &#8211; fosse ancora l\u00ec, aveva scavalcato la recinzione del mio giardino, l&#8217;aveva sfiorato con le sue dita luride e io l&#8217;avevo sentito!<\/p>\n<p>Era andata cos\u00ec: e quella specie di sogno, quella visione allucinata durante il dormiveglia era la mia prova.<br \/>\nSapevo cosa e come fosse successo, anche solo per averlo visto e sentito in uno stato di trance.<br \/>\nE le sensazioni diventavano sempre pi\u00f9 forti, fino a sepperlire ogni speranza.<br \/>\nL&#8217;avevano preso. Qualcuno stava godendo di una fortuna inaspettata, di un suo proprio balzo coraggioso in un giardino altrui, mentre io ero l\u00ec quasi intontito dalla perdita. Non era pi\u00f9 mio, quell&#8217;amato basso.<br \/>\nIl mio vecchio, caro amico.<\/p>\n<p>Il periodo che \u00e8 seguito dopo quel furto mi ha cos\u00ec macerato da cambiarmi interiormente forse in un modo irreversibile.<br \/>\nQuando ami qualcosa o qualcuno, hai la responsabilit\u00e0 di averne cura. Io avevo fallito in questo.<br \/>\nE non solo.<br \/>\nUn po&#8217; come era fallito il mio sentimento per quella donna americana. Un po&#8217; come quella volta del tamponamento, in cui ero talmente disgustato dalle parole del figlio di pap\u00e0, che non avevo pensato a prendermi cura di me stesso e a farmi analisi pi\u00f9 approfondite per cercare subito di chiedere il pagamento di un grave danno come quello che si \u00e8 rivelato pi\u00f9 tardi. Un po&#8217; come ho fallito in tante cose nella mia vita, non essendo capace a tenerle con me.<br \/>\nLa vita di fallimenti ti passa tutta davanti e soffoca qualsiasi cosa si trovi di fronte.<br \/>\nPersino quei successi, che in effetti ci sono stati, ma che di fronte a una frana inarrestabile vengono sepolti da quella montagna di sofferenze.<br \/>\nE nell&#8217;amore, no!, non potevo aver fallito cos\u00ec tanto! Non si trattava solamente di un basso. Non si trattava solamente della musica. Non si trattava solamente di una donna. Neanche di due, di dieci, di cento donne!<br \/>\nSono quei momenti in cui ti chiedi chi hai veramente amato. Nessuno? Niente? Pu\u00f2 darsi.<br \/>\nEra come se avessi avuto la sensazione di non avere mai pi\u00f9 la possibilit\u00e0, la voglia, l&#8217;amore necessari per accendere ancora una nuova scintilla.<br \/>\nPerch\u00e9 quella scintilla, io &#8211; quello che tanto crede di aver amato! -, non so pi\u00f9 cosa sia. Se mai l&#8217;ho saputo.<br \/>\nNon so quindi neanche pi\u00f9 come accenderla, dove, quando, perch\u00e9.<br \/>\nE allora che il ladro si prenda il mio basso!<br \/>\nChe lo zingaro ci faccia qualche soldo! Che il drogato ci si faccia un buco, una dose! O il giovane musicista diventi un bassista migliore di quello che sono stato. E che l&#8217;americano faccia felice una donna che io non sono stato capace di amare fino in fondo. Se di &#8220;amare o non amare fino in fondo&#8221; si \u00e8 trattato.<br \/>\nA nulla \u00e8 valso il finale della storia, se vogliamo persino comico nella sua tragicit\u00e0.<br \/>\nMia sorella ha telefonato a sua figlia, che si \u00e8 da un po&#8217; di tempo trasferita a Milano con il suo compagno. Parlando anche con lui, le \u00e8 venuto in mente di chiedergli se per caso avesse visto il mio basso nero. &#8220;Certo,&#8221; ha risposto lui &#8220;ce l&#8217;ho io: me l&#8217;ha prestato tuo fratello alcuni mesi fa! Perch\u00e9&#8230;?&#8221;.<br \/>\nE quel suono di corda tesa in giardino&#8230; chiss\u00e0 cos&#8217;era. E quella precisa sensazione di un mio gesto che adagiava il basso su una catasta di mobili, la pura invenzione di un cervello che non vuole vedere la verit\u00e0 in un momento di affanno.<br \/>\nChi ama non pu\u00f2 non avere memoria. Non pu\u00f2 non avere cura. Non pu\u00f2 non avere presenza.<br \/>\nE allora quell&#8217; &#8220;Addio, vecchio mio!&#8221; \u00e8 per me.<br \/>\nE&#8217; per tutto ci\u00f2 che ho creduto di amare nella mia vita. E sono quasi certo &#8211; ma come vorrei che non fosse cos\u00ec! &#8211; che se mai dovesse ricapitarmi l&#8217;occasione di amare ancora, di avere una passione, di voler tenere qualcosa il pi\u00f9 a lungo possibile, mi rider\u00f2 in faccia.<br \/>\nAddio, vecchio mio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mettiamola cos\u00ec: quando suoni il basso, sembra che le note ti escano dal petto. 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